100 case 100 idee, Airbnb mobilita gli host

La community di host di Airbnb, ovvero i proprietari delle case in affitto sulla nota piattaforma, ha organizzato per il prossimo 16 novembre il primo grande evento nazionale di settore. 100 case 100 idee il nome dell’iniziativa che, secondo Airbnb, affronta i temi del turismo responsabile e sostenibile (www.100case100idee.it): 100 eventi in tutta Italia per stilare un manifesto su opportunità e sfide e confrontarsi con le istituzioni.

I tavoli di confronto sono aperti a viaggiatori, ma anche associazioni, amministratori locali e cittadini. Ci si concentrerà in particolare su tre aree di discussione: la tematica ambientale (buon vicinato, rispetto dell’ambiente), quella sociale (sicurezza delle persone, qualità dell’ospitalità, rapporto fra politiche per il turismo e per la residenzialità) ed economica (pagamenti digitali e attività in regola con le norme amministrative e fiscali, indotto commerciale e supporto agli esercizi di vicinato).

Negli ultimi 12 mesi Airbnb in Italia ha superato i 10 milioni di arrivi (4,5 in estate), più della metà fuori dalle 5 mete più visitate e con un impatto economico sul territorio stimato dalla stessa multinazionale in 5,4 miliardi nel 2018. In Italia, gli host sono un popolo di oltre 200 mila persone per 450 mila annunci. Più della metà è donna (54%), età media 43 anni.

Giulio Santagata, economista e consigliere Nomisma, in un’intervista all’Ansa spiega che “in Italia abbiamo città con 10-12 mila appartamenti vuoti. Tutto patrimonio ingessato che non produce reddito”. Colpa “di una carenza normativa” che spesso non aiuta i proprietari, “dall’inquilino moroso che non riesci a sfrattare ai contratti che rendono troppo a lungo indisponibile un appartamento. E se poi il figlio torna a lavorare in Italia?”. E allora “un affitto breve, senza questi vincoli, ha il grande vantaggio della flessibilità”.

Di tutt’altro avviso Sarah Gainsforth, autrice del libro Airbnb città merce (qui la nostra intervista). Su Dinamopress scrive che “non è casuale che questa iniziativa arrivi ora, mentre in alcune città italiane monta la protesta contro Airbnb, per il diritto all’abitare” (qui il racconto delle iniziative a Bologna). “Contro queste pressioni – aggiunge – Airbnb mobilita gli host”. “Recentemente – spiega Gainsforth – Airbnb ha contattato via email gli host italiani chiedendo loro di schierarsi «con noi per difendere l’ospitalità in casa». A coloro che hanno risposto positivamente Airbnb ha poi comunicato che «ora è giunto davvero un primo, importante, momento in cui impegnarti in prima persona», previa una formazione tenuta da Airbnb e un appuntamento per le «prove generali» degli appuntamenti del 16”.

La scrittrice obietta che, “dietro una facciata di retorica comunitaria, dal 2013 Airbnb ha avviato una serie di strategie mirate a a combattere e ribaltare le norme restrittive che le città introducono per regolare la sua attività. In particolare la piattaforma della «condivisone» fa causa alle città, spende milioni di dollari in attività di lobbying a vari livelli istituzionali, investe in campagne di marketing che fanno apparire Airbnb come un movimento costruito dal basso, attraverso un reframing dei temi politici in ballo, puntando sulla retorica della condivisione per manipolare utenti e amministrazioni con l’obiettivo di definire le politiche urbane a sua favore”.

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