A casa tutto Bnb


«Amore, dove andiamo questo weekend? Malta, Oslo, Matera o Venezia?». Chi non si è mai fatto una domanda simile per programmare la prossima gita fuori porta? Siamo nel mondo del turismo di massa, accessibile, mordi-e-fuggi. Tra compagnie aeree che ormai ci permettono di visitare mezza Europa a poche decine di euro e piattaforme online che ci trovano un alloggio ovunque, la frenesia del viaggio ha travolto la nostra società e plasmato l’ultima versione delle città. Una passeggiata tra le solite boutique di alta moda, uno spuntino al fast food e una pausa nello store di elettronica dietro l’angolo. Tempo di qualche selfie e via, verso la prossima tappa.

«Venezia è come il salotto di casa tua: se stiamo in 20 stiamo bene, se siamo in 50 stiamo male».
Così viene descritta la capitale del sovraffollamento mondiale da Matteo Secchi, che da anni si batte per i diritti dei residenti di quella che un tempo fu la Serenissima. Nel 2017 la città ha ospitato 9,5 milioni di turisti, mentre le presenze totali sono state 37 milioni: una media di 73,8 visitatori l’anno per ogni residente in città. Residenti che sono diminuiti in modo drastico negli ultimi quattro decenni e oggi sono poco più di 50mila.
Non solo Venezia: anche il centro di Firenze si è spopolato e ha cambiato volto. «Firenze alle otto di sera chiude», racconta preoccupato l’albergatore Giovanpaolo Innocenti. Gran parte delle attività del centro storico sono rivolte ai turisti, così i residenti sono portati ad andarsene.
Descrivere i mutamenti e le dinamiche delle città è piuttosto complesso. Il turismo di massa è un fenomeno che dalla fine degli anni Novanta ha travolto le capitali d’arte italiane. Ma il processo di spopolamento che hanno subito le zone centrali, un tempo fulcro della vita e delle attività cittadine, è frutto di una serie di fattori. Il decentramento dei servizi come uffici, università, etc. e la nascita dei centri commerciali in periferia hanno accompagnato il progressivo allontanamento dei residenti dalla vecchia città. In parallelo, la vocazione – a volte unica – dei centri storici è diventata quella di attrarre turismo, dall’Italia e dall’estero.
Dal vecchio al nuovo mondo. Con la nascita delle piattaforme sul web, Airbnb in testa, il turismo di massa ha fatto l’upgrade.

Grande varietà di offerte, costi più accessibili in una chiave diversa: essere accolti da chi la città la vive veramente. Questo lo spirito originale delle forme di condivisione degli alloggi in città. Essenza che però in parte è andata perduta: da nord a sud, chi affitta è sempre più di rado il padrone di casa che mette a disposizione una stanza della propria abitazione. Proprietari di appartamenti in zone appetibili hanno preferito affittare a breve termine ai turisti e andarsene in periferia. La nuova frontiera dell’accoglienza, nata come forma di condivisione 2.0 delle città, ha finito per dare il colpo di grazia all’anima già ammaccata dei centri storici.
Mentre le amministrazioni locali cercano di trovare il bandolo della matassa attraverso normative che regolamentino il fenomeno delle locazioni turistiche a breve termine (anche attraverso convenzioni con la stessa Airbnb), c’è chi si attiva per i diritti dei residenti e per forme di turismo alternative, più rispettose dei luoghi, della storia e dell’essenza più intima delle città.
Il nostro è un viaggio nelle capitali del turismo. Un lavoro che si propone di realizzare una mappa del fenomeno della turistificazione in Italia e di come cambiano i centri storici nel nostro Paese.

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