Bologna, il comune stoppa Airbnb

AGGIORNAMENTO DEL 16/11

Il sindaco di Bologna Virginio Merola ha annunciato che a partire dalla prossima primavera non sarà più possibile registrare nuovi appartamenti su Airbnb in centro storico. È una prima vittoria concreta per Pensare Urbano, la piattaforma per il diritto all’abitare che ha raccolto 2200 firme a Bologna ottenendo un’istruttoria pubblica sul tema e l’approvazione di un Ordine del Giorno che tra le tante misure prevede proprio una forma di regolamentazione del popolare sito per gli affitti brevi, a partire da un tavolo di lavoro pubblico.

“Non si pensi però che il congelamento degli annunci nel centro storico sia bastevole – dichiarano però gli attivisti di Pensare Urbano -. Proprio qualche giorno fa il CEO di Airbnb ha annunciato un’operazione trasparenza su 7 milioni di annunci, che comporterà una verifica della qualità del servizio avanzata da Airbnb stessa. Nessun accenno alla questione fiscale, e all’incredibile tasso di evasione che si nasconde dietro la magica retorica della condivisione. Serve una stretta sui controlli tramite un ufficio comunale dedicato, così come avviene nella città di Barcellona, mettendo in campo una reale operazione trasparenza”.

“Non solo – aggiungono -. Oltre ad un discorso differenziato per zone della città, andrebbe colpita in maniera più efficace la multi-proprietà, prevedendo il criterio “one home, one host” sulla base della residenza nell’appartamento. Diciamo basta alla barzelletta della sharing economy, soprattutto quando nasconde dinamiche imprenditoriali volte al profitto e alla valorizzazione della rendita, e di certo non alla condivisione.Bologna non é solo il suo centro storico, e anche in quartieri che si sviluppano fuori dalle mura, la mancanza di misure che regolino il fenomeno turistico rischia di essere pericoloso. Gli annunci Airbnb, secondo alcune rilevazioni, crescono fortemente anche in Bolognina, un quartiere popolare sempre di più soggetto al fenomeno della gentrificazione”.

Il 28 ottobre è terminato l’iter dell’istruttoria pubblica sul disagio abitativo. Il Consiglio Comunale di Bologna ha approvato un ordine del giorno votato favorevolmente da 26 consiglieri del Partito Democratico, di Coalizione Civica, del Movimento 5 Stelle, e dei gruppi Città in Comune e Nessuno Resti Indietro.

Dentro ci sono alcune misure di indirizzo: stop alla svendita del patrimonio pubblico, stop al consumo di suolo, finanziamento di un fondo di garanzia per il sostegno all’affitto, revisione del contratto a canone concordato studentesco, pesantemente sotto-utilizzato, individuazione di una metodologia di regolamentazione delle piattaforme turistiche a livello comunale, tramite un tavolo di lavoro pubblico, attuazione immediata del codice unico identificativo per gli host, previsto dalla legge regionale, e infine l’integrazione degli studenti fuori sede tra i beneficiari di Edilizia Residenziale Sociale, permettendo così anche agli studenti di accedere ad affitti a canone calmierato. Per Fabio D’Alfonso, di Pensiero Urbano, “ovviamente non possiamo che essere soddisfatti di un simile risultato, ma sappiamo perfettamente che non basta. Gli indirizzi approvati oggi dovranno avere attuazione, e come Comitato continueremo a vigilare e ad attivarci affinché vengano realizzati tutti i punti previsti dall’ordine del giorno”.

Pochi giorni fa, Pensare Urbano ha presentato il “Manifesto per il diritto all’Abitare”. Il testo é stato scritto e firmato da diverse realtà sociali, tra cui Caritas, Arci Bologna, Ritmolento, Link – Studenti Indipendenti, Labàs, Rigenerazione No Speculazione, Casa del popolo 20 pietre, Unione degli Inquilini, Dadamà, Gli Asini, Planimetrie Culturali e Associazione Teatra. Il Manifesto riprende molte delle istanze che erano state avanzate in istruttoria: regolamentazione delle piattaforme turistiche, l’istituzione di un fondo di garanzia per l’affitto e la costituzione di un Osservatorio Permanente sul Diritto alla Casa.

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