A Bologna tutto Bnb

(0 Reviews)
Bologna
Write a Review 0 Favorites

Studiare a Bologna è un’esperienza di vita che ha pochi paragoni. La “vecchia signora dai fianchi un po’ molli” da secoli accoglie nel suo confortante e avviluppante grembo generazioni di fuorisede che migrano da tutta Italia per iscriversi all’Università più antica del mondo. I numeri sono in crescita: nell’anno accademico 2017/2018 la popolazione dell’Unibo ammontava a 86.509 abitanti. Una città nella città di studenti attirati non solo dalla qualità dei corsi di laurea, ma anche dallo spirito nostalgicamente libertario della rossa, grassa e dotta. Armate di bagagli e viveri confezionati da genitori ansiosi, le matricole hanno come primo compito quello di trovare una sistemazione abitativa: di questi tempi, una vera e propria impresa. “Negli ultimi due anni il mercato immobiliare bolognese ha avuto un’enorme spinta, si sono alzati i prezzi tantissimo, soprattutto delle stanze singole, quindi le stanze degli studenti. Prezzo medio 400 euro”. Francesca, al quarto anno di giurisprudenza, viene dalla Sicilia e fin da subito è stata costretta a misurarsi con la spietata concorrenza nella ricerca di un letto. Per i primi due anni è rimasta senza contratto, poi, tornata dall’Erasmus, scoraggiata dai prezzi inaccessibili del centro città, ha trovato casa fuori dalle mura. Anche Cristina, studentessa veneta di Economia, ha rinunciato a cercare: “Vivo in studentato per motivi economici – racconta – Avevo deciso di uscire, ma è stato fallimentare, tanto che vivo ancora lì. Ho trascorso un mese, in sessione esami, a cercare casa, le persone però non rispondevano ai messaggi, facevano veri e propri provini: alla fine ho gettato la spugna”.
Basta iscriversi a uno dei tanti gruppi Facebook di affitti per studenti per trovare prova di quanto sostiene Cristina: a ogni annuncio pubblicato, sono decine e decine le persone che commentano interessate. La percezione è quella di partecipare a un gigantesco talent, dove alla fine solo pochi eletti riescono a spuntarla. Ma perché i prezzi sono così alti e le case a disposizione così poche? Francesca e Cristina non hanno dubbi: “Molte delle colpe sono di piattaforme come Airbnb”.

Aldilà di retorica. Insieme ad altri studenti e giovani lavoratori a settembre hanno lanciato “Air buy’n’bye”, una campagna politica con l’idea di affrontare in maniera strutturata il problema dell’abitare a Bologna. Il nome, che confessano di aver preso in prestito da un progetto speculare nato in Spagna, gioca – ca va sans dire – con quello della piattaforma di house-sharing più famosa al mondo e, tradotto, suona più o meno come “Airbnb arriva, compra case e tanti saluti”. “Airbnb ha sicuramente facilitato l’affitto breve, più remunerativo per gli host”, ovvero i proprietari di casa, spiega Francesca: è decisamente più conveniente affittare a un turista che a uno studente. “La cosa più grave – aggiunge – è che questo fenomeno riguarda non solo singoli, come vorrebbe la retorica di Airbnb. A Bologna chi affitta su Airbnb sono i famosi palazzinari, gente che ha anche 100 abitazioni. È una scelta determinata di fare impresa. Secondo noi serve una regolamentazione”.

Sono 5.494 gli annunci pubblicizzati sulla piattaforma, per un prezzo medio di 76 euro a notte. A essere interessato da questo cambiamento è stato soprattutto il centro storico della città: se nel 2015 l’1 per cento del patrimonio immobiliare era destinato a Airbnb, nel 2016 si è passati al 2,4 per cento, con un aumento del 140 per cento. Un trend in aumento, accompagnato negli ultimi anni da politiche comunali di promozione del turismo: nel solo 2017 la città è stata visitata da 1.397.976 di persone. “C’è l’idea che gli studenti vadano allontanati dal centro città, che va ‘riqualificato’ e reso più ‘invitante’ per i turisti – denuncia Francesca – I sociologi la chiamano turistificazione”. “La zona universitaria ormai ha prezzi inaccessibili: costa tanto anche bersi una birra”, le fa eco Cristina. “Ci sono alternative a questa logica di riqualificazione e decoro, che consiste in realtà nell’allontanare gli ultimi, i poveri, che vengono semplicemente spostati nelle zone periferiche”. A settembre – il mese più caldo per la ricerca casa – la campagna Air buy’n’bye ha lanciato un’iniziativa dal titolo Welcome Fuorisede. Studenti e giovani lavoratori hanno aperto le porte di casa e messo a disposizione i propri divani per chi, nuovo in città, non riusciva a trovare una sistemazione. A turno, questo progetto di couchsurfing ha coinvolto decine di persone, creando una rete di protezione per matricole disorientate. Parallelamente, lungo le vie del centro sono stati installati cartonati raffiguranti diversi studenti e le loro piccole ordinarie storie di ricerca casa.

“Residenti lo siamo anche noi”. Terminata l’emergenza settembrina, la campagna si è radicata iniziando un confronto con l’amministrazione e promuovendo incontri, seminari e dibattiti incentrati sul tema degli spazi cittadini e di come ripensarli. Il 14 febbraio è nato Pensiero Urbano, un laboratorio sul Diritto alla Città. Per gli attivisti che ne fanno parte, il primo passo da compiere sarebbe quello di regolare a livello giuridico il mercato della cosiddetta economia di sharing. “Sono diverse le misure che si possono intraprendere – spiega Francesca – “Una delle modalità è limitare gli affitti brevi in alcune zone, come nel centro storico. Un’altra è mettere un tetto alle locazioni di 90 giorni all’anno”. Un altro modo per tutelare gli studenti potrebbe essere quello di creare un contratto studentesco ad hoc con canone concordato: “Un privato deve essere agevolato a stipulare contratti con noi”, riflette Francesca. Ad oggi, però, sembra che né a livello locale né a livello nazionale vi siano soluzioni all’orizzonte. “Cullati dai portici cosce di mamma Bologna” – cantava Guccini omaggiando il capoluogo emiliano – gli studenti bolognesi rivendicano il loro diritto alla città. Perché, come chiosa Cristina, “residenti lo siamo anche noi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *