A Matera tutto Bnb

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Per trovare “L’Albero di Eliana” bisogna calarsi nelle viscere più profonde del Sasso Caveoso, uno dei due preistorici quartieri che danno nome e attuale lustro alla più nota area di Matera, città senza tempo di una bellezza sconfinata. Perdendosi nei dedali di questo rione a forma di teatro, si arriva infine alla porta lignea e invitante di un bed & breakfast, che si propone come orientato all’ecologia e alla sostenibilità. Sei anni fa – era il 2013 – Eliana Viggiani ha deciso di ristrutturare un antichissimo appartamento e di renderlo casa temporanea per curiosi viaggiatori. “Quando ho aperto – racconta oggi – era un turismo da esploratori, arrivava solo chi veramente voleva visitare Matera. Adesso sono circondata, ci sono b&b a ogni angolo”.

Non è difficile individuare il momento in cui il turismo di massa si è affacciato in questo luogo, ultima frontiera lucana prima del confine con la Puglia. “Dalla nomina di Capitale Europea della Cultura, i gruppi di turisti sono aumentati sempre di più. Se da un lato tanti posti sono stati ristrutturati e rimessi in vita, dall’altro molti altri sono diventati luoghi a uso e consumo dei turisti”. Il 25 per cento delle case nel centro storico è ora affittato con Airbnb, mentre ovunque è un fiorire di negozi di souvenir e di appassire del fascino decadente dei Sassi. D’estate, centinaia di migliaia di turisti in infradito dedicano un paio di ore del loro “assaggio” d’Italia a sciabattare per le strette vie lastricate di pietra e ad acquistare magneti, cartoline e gadget di ogni sorta.

Il 2019 è stato un anno spartiacque nella storia di Matera. Dal 2014, quando è stata premiata la candidatura a Capitale Europea della Cultura, la città ha avuto un boom di presenze turistiche sorprendente. Se cinque anni fa si erano fermate a 244.847, nel 2019 sono state oltre 800mila. Giovanni Padula, direttore di CityO, società di ricerca e consulenza specializzata nella valutazione di progetti di investimento su scala territoriale, ha le idee chiare sul perché di questa crescita monstre: “Mentre viaggiava la carovana della candidatura, Matera incrociava dei trend internazionali sul turismo che erano estremamente favorevoli: le compagnie low cost, la sharing economy, l’espansione dell’aeroporto di Bari. Tutta una serie di fattori abilitanti che hanno consentito a Matera di sfruttare bene questo momento. È la città d’arte d’Italia che ha avuto i più alti tassi di crescita delle presenze di turisti. Non è più emergente, ormai è una meta turistica consolidata a livello internazionale”.

Una vergogna nazionale

Lo scorso anno è perfino tornata protagonista del grande schermo. Se per anni ha interpretato il ruolo di controfigura cinematografica di Gerusalemme, nel “Vangelo secondo Gesù Cristo” di Pasolini prima – con il regista che andava cercando tra i contadini volti intensi “scavati nel diamante e nel carbone” -, in “La Passione di Cristo” di Mel Gibson poi, nel 2019 è invece diventata cornice di alcune scene di azione di “No time to die”, l’ultimo film di James Bond. Per girarle, una consistente parte dei Sassi è stata interdetta al pubblico per settimane: licenza di privatizzare.

Pensare che fino agli anni ’90 questa città della Basilicata di 60mila abitanti aveva ben altra fama. In Cristo si è fermato a Eboli (1945), Carlo Levi così descrive i Sassi, formati da edifici scavati nella roccia e abitati fin dalla preistoria:  “Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. Alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante.”

Nel libro, Levi descrive la tremenda situazione della vita nei Sassi, in particolar modo le scarse condizioni igienico-sanitarie e il sovraffollamento. Nel ’48 il segretario del Pci Palmiro Togliatti, giunto in visita a Matera, definì i Sassi “una vergogna nazionale”, da cancellare. Venne così promulgata la legge “Risanamento dei Sassi” e dal 1954 iniziò lo spopolamento degli antichi rioni verso nuovi quartieri. I Sassi divennero inabitati e non ci fu più il tipico vociare molte volte richiamato in antichi versi contadini: “Per i pendii dei Sassi correvano i nostri richiami come formiche dai buchi uscivamo nel sole dai nostri tuguri”. La gente iniziò a utilizzare il centro storico come discarica: l’inferno di Levi divenne casa della spazzatura, e i materani distolsero la vista.

Flussi contari

I Sassi iniziarono a essere recuperati negli anni ’80, con la legge sulla “Conservazione e recupero dei rioni Sassi di Matera” del 1986. Negli anni ‘90 ha avuto inizio una graduale crescita di popolarità di Matera, spinta in modo particolare dall’iscrizione dei Sassi e del Parco della Murgia nel 1993 nella lista dei beni Unesco Patrimonio dell’Umanità. Ciononostante, i numeri restavano comunque contenuti: le strutture ricettive in città erano pari a 11 unità nel 1999 e poco meno di 800 erano i posti letto, ricordano i dati elaborati da CityO. Nel corso di quasi un ventennio ecco l’esplosione: nel 2016 Matera è arrivata ad una dotazione di 482 strutture ricettive di cui 26 alberghiere. Altre 456 strutture sono di tipo extralberghiero: piccoli e piccolissimi b&b, affittacamere e case vacanze.

“Ho fatto il volontario per Matera 2019 – racconta Alessandro Gaudiano, 19 anni trascorsi interamente nella sua Matera -: dal lato culturale e dal lato economico è arrivato il boom. La bellezza del titolo ha portato gente da ogni dove”. Per quanto riguarda la prospettiva del cittadino, però, la situazione “è un po’ peggiorata: non si può più uscire in centro senza trovare gente ovunque, non si può più uscire in macchina perché non esistono più i parcheggi. La gente pensa solo a un turismo rapido, si fermano, occupano tutto quanto e poi se ne vanno. Ai cittadini non rimane niente. Il costo della vita per il materano è aumentato tantissimo”.

“Matera 2019 non è stato un eventificio – assicura invece Emmanuele Curti, che per Matera 2019 è stato project manager nell’ambito Scuole e patrimonio – gli eventi hanno coinvolto la cittadinanza. Matera non era un luogo di produzione culturale, era un luogo con una storia complicata”. “Oggi ci sono un miliardo di turisti al mondo: quel numero è destinato a raddoppiare in dieci anni – prosegue Curti, che in una vita precedente è stato professore all’Università della Basilicata -. Due miliardi di persone in giro significano che inevitabilmente dobbiamo iniziare a guardare le nostre città in maniera diversa. Bisogna ragionare sui flussi: è necessario accendere altre economie, a parte quella dei bar, dei ristoranti, dei b&b. Abbiamo grandi afflussi registrati a Matera, e poi nel resto della Basilicata abbiamo flussi contrari di ragazzi che lasciano i paesi per andare altrove”.

Tra chi ha deciso di andarsene c’è Fernando Calia, studente di giurisprudenza a Torino. “Matera 2019 ci ha dato l’opportunità di far crescere il livello culturale della città con questi eventi. Per noi giovani può essere un trampolino di lancio per rimanere nella nostra terra e non abbandonarla, che è quello che sta accadendo nel resto della Regione – conferma -. Se noi giovani prendiamo l’eredità che ci è stata lasciata ce la possiamo fare: come cittadini siamo stati riempiti di promesse, andremo avanti da soli come abbiamo sempre fatto”.

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