Ad Assisi tutto Bnb

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Assisi
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Più di trecento. È il numero di camere e appartamenti in affitto ad Assisi per brevi periodi su Airbnb, la piattaforma di home sharing nata, ironia della sorte, a San Francisco, metropoli che deve il suo nome proprio al frate umbro. “Questa è da sempre una città tra le più dotate di posti letto, oggi sono tante le tipologie di affitti locati” conferma la sindaca della città, Stefania Proietti. Malgrado gli strumenti limitati a disposizione, l’amministrazione cerca di tenere d’occhio il sommerso e l’abusivismo: “Lavoriamo con le forze dell’ordine e le associazioni di categoria, incrociando i dati presi da internet con quelli relativi a Imu, Tari e imposta di soggiorno”. La maggioranza dei posti letto resta nel settore alberghiero ed extra-alberghiero classico, cioè hotel e agriturismi, molti dei quali però rimangono legati a un’offerta che punta ancora tutto sui pellegrini.
Un santo che richiama centinaia di migliaia di fedeli all’anno e il Sacro Convento, l’istituzione religiosa che amministra l’eredità spirituale e i luoghi consacrati a Francesco, possono arrivare a sovrastare, per imponenza e importanza, un comune di appena 28 mila anime. Ne è convinto Claudio Volpi, assisano doc e proprietario di una galleria d’arte aperta lungo il percorso che va dalla piazza del Comune alla Basilica di San Francesco: “Il Sacro Convento ad Assisi – spiega con tono provocatorio – è come il Vaticano, uno Stato a sé, che organizza i propri eventi e che esercita indubbiamente il suo potere ‘politico’ sulla città. I frati francescani sono ascoltati in tutto il mondo, chiedono sostegno e collaborazione da parte dei cittadini, ma anche se non ci fosse non importa, perché riescono comunque a ottenere ciò che vogliono. Il Comune? Di solito insegue le proposte che arrivano dai frati”.

Una provocazione a cui la sindaca di Assisi risponde così: “È chiaro che la Basilica, che tra l’altro dà il nome al sito Unesco, emerge, anche visivamente, per tutto ciò che rappresenta. Non dimentichiamo che lì ci sono le spoglie di uno dei santi più universali, credo sia normale che abbia luce propria”. Effettivamente l’amministrazione supporta sempre le iniziative della Basilica, spesso tavole di dialogo e confronto tra diverse culture, convinta che quello che riesce a realizzare il Sacro Convento vada a beneficio di tutta la città.
Secondo Padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento, non c’è dubbio che la cifra distintiva di Assisi è essere la città di San Francesco e Santa Chiara. Per il frate non si dovrebbe parlare di turismo “mordi e fuggi”, ma di un turismo consapevole che inserisce Assisi in un itinerario. Come spiega anche Paola De Salvo, docente di Sociologia del territorio all’Università di Perugia: “È ovvio che una parte importante di visitatori va ad Assisi per vedere la Basilica di San Francesco e gli altri monumenti principali, ma sta nascendo anche un turismo diverso, che vuole soffermarsi sulle bellezze paesaggistiche. L’esempio principale è la Via di Francesco, un percorso che parte dalla Toscana e finisce nel Lazio e che ha in Assisi il suo fulcro”.
“L’asset su cui vogliamo puntare di più sono i cammini. Assisi è al centro di ogni cammino in Italia, è sinonimo di riscoperta di sé, natura e spiritualità – conferma Stefania Proietti, che sul tipo di turismo che vorrebbe nella sua città ha le idee chiare – Io vorrei contrastare quello che si trova digitando la parola Assisi sui motori di ricerca: ‘Cosa vedere ad Assisi in un giorno’ ”.

Un giorno non basta, neanche due. Oltre alla Basilica di San Francesco, Superiore e Inferiore, ci sono infatti una decina di altre chiese dentro le mura della città che vale la pena visitare, c’è una Assisi imperiale, con foro e domus sconosciute ai più, e la natura incontaminata del Parco del Subasio.
Nel tempo, la città di San Francesco si è abituata ad essere invasa dai turisti. “I grandi numeri non ci spaventano – spiega la sindaca, che precisa – il 2018 è stato un anno record con un milione e 200mila presenze, per una media di due notti di permanenza”. Cifre che crescono esponenzialmente se si considerano i turisti “mordi e fuggi”, chi arriva e se ne va in giornata.
Se da un lato l’arrivo di visitatori da ogni angolo del globo è una fonte fondamentale di benessere per molti assisani, c’è chi storce il naso per il calo del livello culturale del “turista medio” che varca le porte della cinta muraria: “Il turista religioso – racconta Volpi – fa una toccata e fuga, acquista qualche souvenir prodotto in Cina e cerca di spendere il meno possibile. Ci vorrebbero delle grandi mostre d’arte preparate con cura e degli eventi con
un’eco internazionale per attrarre un pubblico medio-alto, più motivato e con una capacità di spesa superiore”. Uno scenario possibile ad Assisi come in molte altre città d’arte, secondo la professoressa De Salvo, a patto che si accettino dei compromessi: “Bisogna comprendere che il turismo della post-contemporaneità vive di due modalità, una di massa, dei grandi numeri, in cui tanta gente fotografa un luogo e forse neanche lo visita. Accanto c’è una nuova modalità, un turismo esperienziale, ancora di nicchia, ma che si sta ampliando e che riguarda persone che amano soggiornare nel cuore dei centri storici, magari ospitate da qualche residente”. Diventare una città-vetrina ha però un grande contro: “Venire a vivere ad Assisi – sentenzia Volpi – è quasi impossibile. I prezzi degli affitti di lungo periodo sono altissimi, simili a quelli destinati ai turisti. Così però il centro si svuota e il carattere della comunità cambia. Cos’è che ancora ci tiene uniti, a noi che siamo nati qui? Solo il soldo”.

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