A Napoli tutto Bnb

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Napoli
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“Napoli non sarà mai interessata da processi di gentrificazione. Da 2.700 anni è una città dal profilo autonomo e ribelle”. Fabio Corbisiero, professore di Sociologia del turismo presso il dipartimento di Sociologia dell’Università Federico II di Napoli e coordinatore dell’osservatorio universitario sul turismo, è convinto che la città in cui vive e insegna non stia che traendo beneficio dal cosiddetto “turismo di massa”. “A Napoli parliamo di turistificazione, la gentrificazione è un’altra cosa”, spiega. Si tratta di un processo dal basso, a differenza della gentrificazione, che si serve di dispositivi tecnologici come Air bnb e Booking accessibili a tutti che permettono una accelerazione e un aumento dell’offerta turistica e quindi una facilità nell’approccio alla prenotazione del viaggio.
Dal terremoto dell’Irpinia ad oggi il centro di Napoli era di fatto svuotato dai napoletani e abitato per lo più da studenti. La città oggi non si svuota dei suoi abitanti, spiega ancora il sociologo, perché nel centro storico convivono due anime distinte e integrate: i napoletani che accolgono e i turisti. È vero pure, però, che esiste una certa difficoltà nel trovare appartamenti da affittare: molte famiglie che storicamente detengono il patrimonio nei centri storici lo rendono indisponibile – e lo hanno reso indisponibile nel tempo – e oggi lo rendono disponibile solo ad alcune categorie, come i turisti.
Ma il turismo è benzina per una città in ripresa come è Napoli oggi, che resuscita da un periodo di soffocamento lungo trent’anni. Il tipo di economia propugnato da Air bnb e simili fa bene a una Napoli bramosa di risvegliarsi. “Air bnb, booking e altri dispositivi tecnologici sono dotati di capitali, ma sono capitali che circolano, non si consolidano né si stratificano all’interno delle città. Questa economia informale è necessaria a risollevare le sorti di una città soffocata per decenni”.

Nessun danno alla città, anzi: l’opportunità di continuare a crescere, a farsi ammirare e apprezzare. Della stessa opinione è anche Fabio Di Domenico, che con Air bnb lavora, visto che dal 2002 affitta il suo appartamento. Fabio è un restauratore archeologico. Con l’avvento della crisi ha perso il lavoro e così, venendo a conoscenza dell’esistenza di Air bnb, ha deciso di mettere a disposizione una stanza dell’appartamento in cui viveva per riuscire a racimolare qualcosa in più. “Sono stato uno dei primi a Napoli, Affittavo il mio appartamento tra i 50 e i 60 euro a notte, allora”. Ma le cose col tempo sono cambiate, e parecchio. Prima di tutto il numero degli appartamenti di Napoli su Air bnb è aumentato esponenzialmente: nel giro di sei anni si è passati da 200 a 6000. “Essendo aumentati gli appartamenti, i prezzi si sono molto abbassati e oggi il mio appartamento costa sui 30 euro a notte”, spiega. È cresciuto il numero di appartamenti, come è cresciuta la stessa Air bnb, che, col passare degli anni, ha cambiato pelle. “La comunità di Air bnb è cambiata. È cambiata come mentalità. Prima c’era un occhio di riguardo soprattutto verso l’host, ora è verso l’ospite, che paga molto di più come commissione rispetto a noi che paghiamo il 3-4%. Ma noi ovviamente ci mettiamo tutto quello che c’è dietro”. Fabio, che vede passare decine e decine di ospiti nei suoi due appartamenti, si è reso conto che il turismo a Napoli ha subito una trasformazione importante: “Prima di Air bnb c’era un turismo di élite. Adesso la città è più conosciuta, c’è più turismo di massa, ci sono più giovani”. E questo giustifica l’aumento degli appartamenti su Air bnb. Gli affittuari, però, oltre a combattere con la competizione che si scatena tra di loro, devono vedersela anche con un altro ingombrante problema: quella serie di società che gestiscono case e camere tramite la piattaforma online. Si servono quindi di Air bnb ma non sono cittadini privati che mettono le loro abitazioni a disposizione dei turisti. “A Napoli siamo arrivati a 6000 appartamenti su Air bnb, saranno 200 oggi a fare questo lavoro”, continua Fabio.

Resta il fatto che l’azione di Air bnb non ha nulla a che vedere con lo spopolamento del centro delle città, che non sembra essersi privato dell’anima viva dei napoletani: “I napoletani preferiscono vivere al centro e non fuori città. Non è vero che Air bnb toglie appartamenti alle famiglie, né che toglie lavoro agli alberghi”. E quella degli alberghi, anzi, secondo l’affittuario di Air bnb è una delle note dolenti del turismo a Napoli. “Molti alberghi devono affittare 40 stanze e ne affittano 50, non so quanti di loro pagano la tassa di soggiorno al comune di napoli. L’evasione fiscale è una cosa, l’home sharing un’altra”.
Non la pensa così Federalberghi, che si spende in difesa degli albergatori: “Non possiamo non essere preoccupati dalla grande proliferazione delle strutture ricettive extralberghiere”. Basta dare solo un dato, specifica Antonio Izzo, presidente di Federalberghi Napoli: “Le strutture autorizzate dal comune di napoli sono meno di mille, mentre quelle pubblicizzate sono oltre le 10mila”.

Il problema principale nel panorama alberghiero per Izzo è quello dell’abusivismo. “Chi lavora in queste strutture non può certo essere inquadrato, quindi è un lavoro precario”, spiega. Ma non è solo questo il danno che si arreca alla città: quello che sottolinea Izzo è anche che c’è i nodi si presentano anche in materia di tassazione: “Viene evasa la tassa di soggiorno per il comune, non vengono dichiarati i redditi per quanto riguarda i proprietari. Quindi c’è evasione a livello locale e nazionale”.
Un’altra preoccupazione riguarda, invece, la questione sicurezza. “I nomi di chi dorme in queste strutture non vengono comunicati in questura, cosa che e invece per noi è obbligatoria”, continua il presidente di Federalberghi. “Perché gli alberghi sono super controllati mentre queste strutture devono essere lasciate allo stato brado?”, si chiede Izzo.

Il Comune di Napoli ha stipulato un accordo con Air Bnb: ogni mese nelle casse del Comune finiscono 150mila euro. Una cifra irrisoria, a detta di Federalberghi. “Riteniamo che ci sia un danno erariale in questo, perché le tasse non possono essere pagate su base volontaria”, continua Izzo.
Ad essere certi che il centro di Napoli sta subendo un massiccio quanto repentino spopolamento è anche Set, una rete di città europee che si batte contro le conseguenze della turistificazione di massa. Danilo Tomaselli, che ne fa parte, spiega che oggi sono molti i residenti del centro storico di Napoli che vengono di fatto espulsi per far spazio a b&b e case in affitto. A questo fenomeno se ne somma un altro: salgono i prezzi e diminuisce la varietà dell’offerta. “In questo momento Napoli è quasi al punto di non ritorno: la situazione non è ancora drammatica, ma già abbastanza grave da diventare un caso nazionale”, spiega Tomaselli. Napoli, poi, gode di una caratteristica propria: “La media degli affitti è molto più alta rispetto ad altre città, perché la multiproprietà è più diffusa. Quindi è anche più facile la conversione da scopo abitativo a turistico”. E questo nel centro storico si sta già verificando, spiega ancora Tomaselli: ci sono interi palazzi che vengono sgomberati dei napoletani per essere destinati ai turisti. “Ormai avendo un livello di dominio sul mercato elevatissimo, Air Bnb può giocare la carta del ricatto. I margini di trattativa diventano davvero molto complicati”.
Napoli è spaccata in due: a chi pensa che i vicoli stretti e tortuosi del centro storico si stiano piegando alle regole selvagge del turismo di massa facendo scemare la vera anima della città, si contrappone chi invece ritiene sano, salutare l’arrivo dei turisti che, anche se per permanenze brevi, permettono comunque all’economia di girare, alla città di crescere.

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